30/11/18 E finalmente un mecaquartz. Non è un Seiko, almeno
esternamente, ma il movimento è il classico VK63, un quarzo per la parte solo
tempo mentre il cronografo è ottenuto con l'aggiunta di una componente
completamente meccanica. Il vantaggio rispetto al classico cronografo al quarzo
è che la lancetta cronografica scorre fluida a 5 Hz, i pulsanti hanno il
classico scatto dei meccanici, ma soprattutto il ritorno a zero delle lancette
del cronografo è immediato e non lento come nei quarzi.
Inizialmente avevo fatto
un
pensierino
all'hommage del Bell & Ross, che mi piaceva per il colore giallino del
quadrante. Per essere più assomigliante al Bell & Ross monta un movimento
simile, il VK64, un bicompass che sacrifica il sottoquadrante dei secondi
continui a ore 6 mentre fa vedere la data a ore 4:30. Purtroppo la fedeltà
all'originale non viene più mantenuta quando si tratta della lunetta che è la stessa
del Daytona, per cui, per questione di coerenza ho preferito rivolgermi a
quest'ultimo.
Questo hommage è chiaramente ispirato al Daytona ref. 116506 di cui richiama
il colore del quadrante, un blu ghiaccio che qui tende leggermente al verde.
Ribadisco che si tratta di un hommage e non di una replica neutralizzata
perché le differenze sono molte anche se non sempre immediatamente avvertibili.
La più evidente riguarda il colore della lunetta e dell'esterno dei
sottoquadranti che qui è nero invece che marrone e quindi un po' meno osé. Ma le
diversità non si fermano qui. Gli indici delle ore sono più stretti e rettangolari invece che
pentagonali e non sono presenti a ore 3, 6 e 9, mentre a ore 12 c'è un triangolo
isoscele rovesciato al posto della coroncina, la scala dei minuti è maggiormente
rientrata con indici più corti, la parte esterna dei sottoquadranti non ha il
bordino in metallo e i sottoquadranti stessi sono più staccati tra di loro,
sulla lunetta i numeri sono leggermente più grandi e compare la scritta TACHYMETER invece che UNITS PER HOUR. Infine le spallette di protezione della
corona sono ridotte. Naturalmente, a causa dei movimenti montati, la funzione
dei sottoquadranti è diversa.
Passiamo ora ad esaminare il Parnis. Il quadrante blu ghiaccio con effetto soleil
io lo trovo molto bello.
Gli indici rettangolari inox riempiti di vernice luminescente sono però
posizionati in modo non sempre preciso. A occhio nudo è difficile
notarlo a meno ché uno non lo sappia già. Nell'ingrandimento fotografico
si può vedere
chiaramente
il disallineamento tra alcuni indici riportati e l'indice stampato in nero sulla
scala esterna. Purtroppo non è l'unico difetto: anche la lunetta,
bellissima in ceramica lucida nera, è montata con uno spostamento
leggero in senso orario. Non sono difetti gravissimi che a occhio nudo
difficilmente si possono notare, però penalizzano un po' l'orologio che
altrimenti sarebbe stato veramente ottimo. I sottoquadranti hanno una corona
esterna con un guilloché circolare nero. Tutte le lancette sono inox con
quelle delle ore e dei minuti con una parte ricoperta di vernice luminescente.
La lancetta dei secondi cronografici è quella centrale, permettendo
quindi di utilizzare la lunetta per le rilevazioni tachimetriche. I
sottoquadranti evidenziano rispettivamente a ore 3 le 24 ore, funzione
abbastanza inutile, a ore 6 i secondi continui, mentre a ore 9 abbiamo i minuti
cronometrici. Questi ultimi non sono di agevole lettura perché oltre ad
avere gli indici solo ogni cinque minuti, l'avanzamento è continuo e non
a scatti ogni minuto come avviene per esempio sul mio Zenith El Primero. Un
vetro zaffiro piatto ricopre il tutto.
La lunetta infine,
seppur leggermente disallineata, è bellissima con gli indici incisi in
bianco sul nero lucido in ceramica. Il testo è ridotto al minimo: a ore 12 troviamo il marchio con la scritta Chronograph
sulla seconda riga.
L'insieme offre un effetto spettacolare anche se la leggibilità non è
sempre delle migliori.
L'aspetto della carrure, lucida sui lati e sulla parte superiore delle anse, è piuttosto morbido con un andamento delle anse verso il basso appena accennato.
I pulsanti del cronografo sono a vite (funzionante!), ma presumo che tale
soluzione sia stata adottata più per assomigliare all'originale che per
migliorare l'impermeabilità dato che la corona senza logo è a
scatto e non a vite.
Il fondello è il classico tipo Rolex, in acciaio pieno, completamente sterile, tranne una piccola corona circolare lucida.
Il bracciale è il classico Parnis tipo Oyster, ben rastremato (20-16mm), con sezione centrale lucida come i
bordi e sezioni esterne spazzolate. Lo spessore non è elevato (3,20mm) ma adeguato
alle dimensioni della cassa. Maglie e finali sono pieni come la chiusura che
offre tre fori per la microregolazione oltre al dispositivo Easylink. La lunghezza del bracciale è regolabile tramite viti.
Al polso non crea problemi anche se qualcuno potrebbe considerarlo un po' troppo
piccolo per gli standard odierni.
Come di consueto metto a confronto la sua luminescenza con quella dello 009. E
com'era da aspettarselo il risultato è deludente. Sempre che uno ci tenga.
Conclusioni
Un bell'hommage del Daytona moderno con un insolito colore del
quadrante blu ghiaccio che assieme alle finiture nere ne fanno un esemplare più
sobrio dell'originale.
Il cronografo meccanico lo pone su un livello superiore rispetto ai
tradizionali cronografi al quarzo per il feedback dei pulsanti e per il reset
immediato.
Il bel bracciale ha uno spessore non troppo elevato, ma proporzionato alla
cassa. Le maglie e i finali sono pieni come pure la chiusura che ha tre
fori per la microregolazione oltre al meccanismo Easylink.
Il movimento mecaquartz Seiko VK63 è una piacevole sorpresa con la sua parte
cronografica meccanica.
Questa versione con il quadrante blu ghiaccio è davvero originale, ma
l'orologio è disponibile in una grande varietà di combinazioni cromatiche.
Pro e Contro
PRO
Forma classica pulita
Ottimi materiali, vetro zaffiro e lunetta in ceramica
Movimento cronografico mecaquartz
Bel bracciale con finali pieni e Easylink
CONTRO
Allineamento indici sul quadrante e lunetta non perfetto
Luminescenza ridotta
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